"...in una 10 km hai tempo solo per la gara, devi stare concentrato sul ritmo e spingere. In una gara come quelle che faccio io devi stare attento ad alcune cose, non perdere la strada o il sentiero, mangiare e bere quando è il momento, guardare dove metti i piedi, ma poi ti avanza ancora tanto tempo e non puoi certo pensare al traguardo (a volte io corro gare da 20-22 ore…) è viene il momento per liberare la mente, guardarsi attorno, sentire se stessi, ripensarsi un po’."
-Marco Olmo-

lunedì 11 ottobre 2010

I did it!


42,195 km.
Per me una prima assoluta.

Descrivere quello che è stato, quello che è successo in questa giornata non mi è facile. Troppe emozioni diverse prima dopo e durante il percorso, impossibili da descrivere compiutamente, cerco così di riassumere alcune idee per titoli e per concetti, buttati un po' lì senza un ordine didascalico.


Preparazione.

poca, o tanta... a discrezione del lettore! Poca preparazione specifica, nessuna ripetuta o allenamento "da tabella" un paio di lunghi su strada e niente altro. Tanta invece se si considerano le corse in montagna su sentieri, le salite in Calisio, le uscite in pausa pranzo, le camminate con la famiglia e tutto quello che mi piace e mi diverte fare all'aperto.

Corridori.
La più diversa e variopinta schiera che si possa immaginare. Chi alla partenza si prepara massaggiandosi con oli odorosissimi, chi fuma una sigaretta, chi si copre con un sacco nero per proteggersi dall'aria pungente, chi indossa una cintura-cartucciera con 4 bottigliette contenenti liquidi di 3 colori diversi. Ancora chi è vestito in maniera ipertecnica e chi invece con la vecchia maglietta di cotone vinta in qualche non competitiva di paese. Chi porta computer da polso grandi come un vecchio 486 e chi ha l'Iphone ben saldo sull'avambraccio. Quelli che ti sorpassano, quelli che soffrono di crampi, quelli con i quali si chiacchiera correndo, quelli che parlano una lingua diversa, quelli che soffiano stanchi e tanti che "non importa il cronometro, importa esserci". Ma sopratutto la signora che: 65 anni compiuti, piccola, magra, gobba, corsa scomposta che al 32° chilometri mi ha sorpassato con fiero incedere: meravigliosa!

Contorno.
Paesaggi spettacolari. Il Garda, l'acqua, le montagne intorno.
La strada.
La gente che fa il tifo, applaude e incita chiunque, anche noi che passiamo ore dopo i primi. I bambini che allungano la mano ber "battere il cinque". Il pubblico spinge, da la carica, alleggerisce la fatica. E con il pubblico è bello giocare, salutare ricambiare l'applauso e salutare... in fondo godiamo tutti di uno spettacolo che contribuiamo a costruire.

La fatica.
Tanta. I primi chilometri scorrono, lasciando piano piano il loro ricordo nelle gambe.
Gustosa. Insegna a conoscersi, a comprendere ogni piccolo dolorino per scegliere quale ascoltare e quale lasciare alle spalle.
Sana. Senza strappi.
Condivisa. Spesa insieme alle persone attorno che soffiano e spingono come me.
Alla fine è quella che dà il senso al tutto.

La mia gara.
Iniziata dalle retrovie... come il pettorale imponeva. All'inizio lento, 6 minuti al chilometro circa. Potevo fare di più ma dovevo conservare energie e gambe per la seconda metà. Tanti che mi sorpassano, ma l'andatura lenta consente di guardarsi attorno, salutare il pubblico, godere dell'essere parte della maratona senza la distrazione della fatica. Si corre lungo il Garda, si entra a Riva del Garda attraversandone il centro storico, ancora Garda e poi tra le campagne per raggiungere il centro storico di Arco. Gente, festa, applausi e il primo ristoro "alimentare" a cui dedicare un minuto e due chiacchiere con i volontari che, gentilissimi, ci assistono. Crampo al polpaccio sinistro, un po' di preoccupazione, poi tutto rientra.
Al passaggio del 21° chilometro mi sento ancora bene, non fresco ma bene. I chilometri scorrono, si torna sul Garda.
A Torbole un'altra festa. Qui c'è anche un gruppo di percussionisti, impossibile resistere, si passa a passo di danza. Si battono le mani e ci si ferma alcuni secondi a sciogliere i muscoli a ritmo. Poi lungolago. I chilometri fatti iniziano ad essere tanti, ma davanti ancora 15. Ne percorro 7 con un medico milanese ed una ragazza padovana. Si scambiano due parole e contemporaneamente si tiene un buon ritmo. Lasciamo indietro tanti che camminano, magari avendo speso troppo nella prima metà gara. Arriviamo al 35° chilometro insieme, poi li lascio andare. Per me è meglio rallentare un pochino il passo mentre inizio anche accarezzare l'idea di concludere entro le quattro ore e mezza.
36°, 37°,38°, ultimi chilometri.
Diventa faticoso mantenere il ritmo tenuto fino ad ora... ma ormai ci siamo.
39°, 40° salita ed ingresso a Malcesine. La mente inizia a pensare all'arrivo e la fatica si fa sentire maggiormente. Accenno di crampo che metto a tacere quasi ordinando alla gamba di reagire. 41° km ormai nell'abitato, avanti fino a ripiegare verso il centro.
42° km, sono proprio di fronte al cartello che, per differenza, segnala che mancano 195 metri, ed un crampo alla coscia destra mi ferma. Non riesco a correre ne a camminare. Massaggio la gamba, cerco di ripartire, ancora niente, ancora massaggio. Una trentina di secondi poi il muscolo molla la tensione e riesco a correre un po' scomposto... non bello ma efficacie!
Arrivo.

L'arrivo.
Qui descrivere le emozioni è pressoché impossibile. Non renderei il momento. Lascio quindi solo la descrizione dei fatti. Intravedo prima mio padre che, di vedetta, mi sta aspettando un centinaio di metri prima del traguardo. Mi accompagna, correndo al mio fianco per alcuni metri e regalandomi i primi complimenti. Poi, in prossimità della linea, trovo lo sguardo, il sorriso, l'esplosione gioiosa di Hillary. Le bimbe hanno un sussulto, ridono, passano sopra le transenne, insieme percorriamo il tappeto rosso e passiamo sotto l'arco che segna la fine dei 42,195 chilometri. Ci raggiunge Hillary, un bacio, la sua emozione del vedermi lì, una foto, la stretta di mano del Direttore di gara, la medaglia al collo.
I complimenti festosi di mamma e papà!

Il tempo.
quattrooreventottominutiventiseisecondi.
Ripeto 4h:28'26".
Lo so, non è un tempo che mi qualifica per nulla. La posizione è ben oltre la metà classifica.
Per me è un risultatone!
Anche i parziali sono, per me, eccezionali: primi 21 chilometri i 2h10'50", seconda metà in 2:17'35. Sostanzialmente ritmo regolare, per tutta la gara, di poco sotto ai 10 km/h, o meglio di 6,21min/km (6,12prima metà, 6,31 seconda metà).

L'organizzazione
Buona, ottima! Percorso magnifico e assistenza perfetta. I volontari ai ristori sempre molto gentili, le informazioni e le strutture all'altezza, sempre. La stretta di mano del Direttore di gara al traguardo: impagabile.

Dolori post corsa.
Immancabili, ma nobilitanti. Nessuna rottura, l'acido lattico fa festa in cosce e polpacci, le giunture scricchiolano come vecchi cardini da oliare, ma sembra che la strada non abbia rotto qualcosa di importante o irreparabile nelle gambe.

Un grazie.
Sì, un grazie a Hillary che mi ha sopportato/supportato negli allenamenti, preparazioni e in tutte le varie. A chi ha corso con me, Deo, Max "the coach", Gian, Marco (da cui anche l'esempio virtuoso). Al papà Bruno per la passione e l'esempio, agli amici e colleghi che hanno sopportato le chiacchere ed i racconti. A Stefano "the president" per l'invito e l'opportunità di partecipare.

Ancora maratone?
Non lo so. Penso di si :-)
Adesso mi godo lo status di "maratoneta".
Poi si torna a correre sui sentieri che salgono e scendono dalle montagne.
Poi si vedrà.
La prima è fatta, e se c'è una prima...





3 commenti:

  1. Complimenti .. un bellissimo post, una racconto fantastico, per non parlare delle foto :)
    Ho letto insieme a mio marito .. il mio runner .. speriamo presto maratoneta :)
    ciao
    Maè

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  2. Grazie :-)

    non che io mi senta davvero un maratoneta! Comunque è stata davvero una bella esperienza... magari ci si vede alla prossima Lake Garda Marathon!

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  3. Se partecipi ad una maratona .. hai tutto il diritto di essere un maratoneta, te lo meriti eccome! Lasciatelo dire da una anti-sport :D
    ciao
    Maè

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